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il mondo della pubblicità ... un mercato frenetico
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analisi e riflessione sul ruolo del destinatario e ricerca sugli accorgimenti per difendersi in un mercato come quello della pubblicità.

frenetica, si proprio così, la pubblicità è stata da sempre oggetto di critiche e complimenti, troppi gli aggettivi affibbiati ad essa. Dallo sfruttare l’immagine di persone per fini commerciali, all’uso eccessivo di corpi nudi nelle campagne comunicative, accusata di promuovere prodotti spacciandoli come beni indispensabili così facendo insinuandoli nella testa delle persone per lo più giovani come un bisogno quasi primario (telefonini, gadget ecc.), fino all’essere accusata e in molti casi è stato anche comprovato di attuare comunicazioni subliminali, cioè quelle campagne che giocano molto sulla ripetizione molto veloce di parole o immagini che l’occhio umano non percepisce ma il cervello invece registra senza che noi ce ne accorgiamo.

perché frenetica?
guardatevi intorno, aprite la tv, sfogliate un giornale qualsiasi, aprite la finestra e affacciatevi, camminate per strada guardate nella casella postale aprite il computer; cos’è che dovete vedere? ciò che tutti i giorni è sotto i nostri occhi ma proprio per questo invisibile ai nostri sensi.

è ormai da parecchio tempo che si parla di sovraffollamento pubblicitario, le cause, le sue conseguenze, i vantaggi economici, un fattore questo molto importante, da considerare sia dal punto di vista commerciale – economico, che dal punto di vista umano. è chiaro a tutti che il mondo della pubblicità è sempre in continua evoluzione e gli spazi offerti per questo tipo di comunicazione sembrano non essere mai abbastanza, si tratta di una comunicazione mirata ad un target ampio ma allo stesso tempo ben identificato e classificato in un segmento di mercato che lo rende unico nonostante il fatto che sia immerso in un ambiente sommerso da altre persone e soprattutto da altre comunicazione dello stesso tipo che possono essere un disturbo per la buona riuscita della comunicazione stessa.

e non c’è da stupirsi se si sia arrivato a questo punto, essa nasce in primo luogo dal bisogno innato che l’uomo ha di comunicare con gli altri, era così cinquemila anni fa quando nacquero le prime insegne dei commercianti per attirare i clienti o ancor prima i graffiti incisi nelle caverne, la cosa prese dimensioni ancor più estese con l’invenzione della stampa a caratteri mobili ad opera di Gutemberg nel XV secolo, con il boom economico e conseguentemente consumistico degli anni sessanta e non poteva non essere così con lo sviluppo e la nascita di altri mezzi di comunicazione.

detto questo nessuno si stupisce se oggi nel ventunesimo secolo la richiesta, la continua esigenza di farsi pubblicità a diversi livelli e con diverse possibilità, aumenti a dismisura fino a fare si che un mercato di questo tipo, non certo di nicchia, possa svilupparsi a tali livelli e proporzioni, nel tentativo di rispondere, venire incontro alle diverse richieste ed esigenze facendo il più possibile per accontentare tutti, in questo trova spiegazione la nascita di nuovi spazi pubblicitari, ad esempio le nuove campagne pubblicitarie trasmesse nel mezzo tv, per ora solo nei canali commerciali, quelle che vanno in onda proprio durante la trasmissione del film, senza quindi lo stacco pubblicitario, esse appaiono nella parte bassa dello schermo, sono comunicazioni animate, di breve durata e generalmente ripetute dopo un largo periodo di tempo.

questa è soltanto una delle nuove frontiere della comunicazione commerciale, comunicazione nata non soltanto come già detto dalla esigenza della domanda ma anche studiata in base al target, una comunicazione enunciata in una maniera nuova, non può che attirare, stimolare l’attenzione dell’osservatore combattendo così il fenomeno dell’ assuefazione pubblicitaria, cioè come già scritto la routine, il ripetere, il continuo vedere un manifesto porta la nostra mente a farlo diventare parte del paesaggio, il nostro cervello non lo metterà dunque più a fuoco, questo spiega quindi la continua ricerca di nuovi possibili stimoli.

naturalmente per alcune persone questo può sembrare un qualcosa di eccessivo, soffocante, che non lascia spazio, la pubblicità per sms, mms, per e-mail e in quest’ultimo caso i relativi rischi offerti dalla rete, sono la prova tangibile di un costante e all’apparenza inevitabile sviluppo del processo comunicativo. ciò che possiamo e dobbiamo chiederci è se tale processo sia davvero utile, è vero che rischiamo il fenomeno dell’assuefazione ma se riflettiamo bene ci rendiamo conto di conoscere a memoria gingle e motivetti musicali che accompagnano gli spot, scopriamo di sapere slogan, payoff e altro che in realtà non sapevamo di conoscere, tutto questo perché spesso ci capita di sentire la tv senza ascoltarla, ma proprio per questo alcuni spot sfruttano una comunicazione subliminale superando così il filtro dell’attenzione, tutto ciò fa parte del mondo della pubblicità e di ciò di cui essa più si ispira, l’arte della persuasione.

comprendiamo così che non siamo immuni come crediamo anzi, in molti casi siamo impossibilitati dallo sfuggire alla pubblicità proprio per la multimedialità di mezzi di cui essa dispone. Questo è il caso della pubblicità ma in realtà fenomeni di questo tipo accadono ogni giorno, parlando con una persona, credendo di rivivere un esperienza già vissuta, il cosi detto Dejavu.

nel caso specifico della comunicazione pubblicitaria possono accadere con tutti i mezzi di cui essa dispone, infatti i messaggi subliminali li troviamo nei giornali, di qualsiasi tipo e uscita (settimanale, quotidiano, periodico), sono articoli che non si differenziano dagli altri che li affiancano nella pagina, per veste grafica o altro, essi si differenziano nel contenuto, infatti analizzandoli bene si nota che citano di continuo una particolare azienda o un determinato prodotto e causa la fretta o il fatto che l’articolo è inserito in una veste non tradizionale per un messaggio pubblicitario passa inosservato dal lettore. Un altro esempio di “trucco” utilizzato dalla pubblicità stessa ai nostri danni è quello della pubblicità occulta, fenomeno questo noto a tutti, molte volte vi sarà capitato di notare durante la trasmissione di un film la marca di un determinato prodotto (auto, sigarette), tutto ciò non è certo una casualità.

è quindi chiara la nostra posizione nei confronti di tale mezzo e mercato e a questo punto è anche lecito domandarsi perché se i consumatori globali vengono divisi per categorie e inseriti virtualmente in particolari fette di mercato in base a dati anagrafici, geografici e personali come gusti e possibilità economiche e se è vero che una campagna prima di essere mandata in fase di produzione viene studiata e progettata in base al suo target di riferimento in maniera tale che si evinca e che sia il più chiaro possibile il destinatario della comunicazione non si riesca nonostante gli sviluppi effettuati a fare in modo di progettare un mezzo di cui il messaggio di cui si fa carico venga trasmesso o comunque sia esposto solo all’attenzione esclusiva del suo target, quindi con un rapporto di uno (il media) alla nicchia di mercato e non uno alla massa (l’insieme dei consumatori).

ora sembra essere soltanto un utopia l’ipotesi sopra fatta ma se i mezzi in questione continuano nello sviluppo costante che li ha visti protagonisti negli ultimi tempi con molta provabilità si arriverà ad un rapporto più esclusivo tra il mittente e il ricevente della comunicazione abbattendo così tutti gli ostacoli che ci sono tra le due parti. resta comunque ferma è impensabile l’idea di arrestare l’avanzata di questo mercato, perché significherebbe un arresto all’economia, proprio così perché la pubblicità è uno dei motori dello sviluppo economico con la promozione di bisogni reali o finti che però spingono il consumatore all’acquisto.

Christopher
Grafico Pubblicitario Digitalfingers


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